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Pasquino
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mwdqPasquino è la più celebre mwdgmwdwstatua parlante di mweaRoma, divenuta figura caratteristica della città fra il mweqXVI ed il mwegXIX secolo.

La statua si trova a Piazza Pasquino a Roma, la stessa piazza prende il nome da questa statuacite-ref-1[1]

Ai piedi della statua, ma più spesso al collo, si appendevano nella notte fogli contenenti mwgqsatire in versi, dirette a farsi beffe anonimamente di personaggi pubblici più importanti; da esse emergeva, non senza un certo spirito di sfida, il malumore popolare nei confronti del potere e l'avversione alla corruzione ed all'arroganza dei suoi rappresentanti. La preminenza di Pasquino sulle altre cinque statue è data dal fatto che tali volantini venivano (e vengono tuttora) chiamati mwggPasquinate. A tutt'oggi, inoltre, è l'unica delle sei statue parlanti a cui esse vengono ancora apposte, sebbene non più sulla statua o sul basamento ma su una bacheca appositamente predisposta.

Contents

Storia
Note

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Descrizione e identificazione

La statua è un frammento di un'opera in stile ellenistico, risalente probabilmente al mwhgIII secolo a.C., danneggiata nel volto e mutilata degli arti; è comunque possibile distinguere una figura principale maschile, probabilmente vestita di un'armatura, col viso rivolto verso l'alto; nello stesso blocco è intagliato quello che sembra il busto di un secondo personaggio, quasi completamente eroso, sul quale è ben discernibile la mano del primo protagonista. La figura è stata interpretata come un guerriero greco nell'atto di uccidere un nemico, oppure un gruppo di due guerrieri, l'uno che sorregge l'altro. È probabile che si tratti del frammento della copia di un gruppo dello scultore Antigonos raffigurante mwiaMenelao che sostiene il corpo di mwiqPatroclo morente, del quale esistono numerose repliche, tra cui mwiguna pressoché completa in marmo conservata nella mwiwLoggia dei Lanzi a mwjaFirenze.cite-ref-2[2] Precedenti attribuzioni ritenevano che raffigurasse mwkqAiace con il corpo di mwkgAchille oppure mwkwErcole in lotta con i mwlaCentauri.

Storia

Fu ritrovata nel mwlw1501 durante gli scavi per la pavimentazione stradale e la ristrutturazione del mwmaPalazzo Orsini (oggi mwmqPalazzo Braschi), proprio nella piazza dove oggi ancora si trova (allora detta mwmgpiazza di Parione ed oggi piazza di Pasquino). Secondo le prime interpretazioni, si ritenne che fosse impiegata per l'ornamento dello mwmwStadio di Domiziano, oggi coperto dalla piazza.

La ristrutturazione, di cui si occupò anche il mwnqBramante, fu eseguita per conto dell'influente cardinale mwngOliviero Carafa; il prelato, che si sarebbe stabilito nel prestigioso palazzo, insistette per salvare l'opera, da molti ritenuta invece di scarso valore, e la fece sistemare nell'angolo in cui ancora si trova, applicandovi lo mwnwstemma dei mwoaCarafa ed un mwoqcartiglio celebrativo.

Presto si diffuse il costume di appendere nottetempo al collo della statua fogli contenenti le cosiddette "mwowpasquinate", mwpasatire in versi, dirette a pungolare i personaggi pubblici più importanti. Ogni mattina le guardie rimuovevano i fogli, ma ciò avveniva sempre dopo che erano stati letti dalla gente. In breve tempo la statua di Pasquino divenne fonte di preoccupazione, e parallelamente di irritazione, per i potenti presi di mira dalle pasquinate, primi fra tutti i papicite-ref-3[3].

Diversi furono i tentativi di eliminarla: il primo fu il forestiero mwqgAdriano VI (ultimo papa "straniero" prima di mwqwGiovanni Paolo II), durante il suo breve e controverso pontificato (mwra1522-mwrq1523), che tentò di disfarsene, ordinando di gettarla nel mwrgTevere; fu distolto quasi mwrwin extremis dai cardinali della mwsaCuria, che intravidero il pericolo e la possibile portata di un simile "attacco" alla congenita inclinazione alla satira del popolo romano. Anche mwsqSisto V (mwsg1585-mwsw1590) e mwtaClemente VIII (mwtq1592-mwtg1605) tentarono invano di eliminare la scomoda statua.

Quando altri, successivamente, la fecero vigilare notte e giorno da guardie, le pasquinate apparvero infatti ancora più numerose ai piedi di altre statue: l'idea era stata di mwuaBenedetto XIII (1724-1730), che emanò anche un mwuqeditto che garantiva la mwugpena di morte, la mwuwconfisca e l'mwvainfamia a chi si fosse reso colpevole di pasquinate. In realtà già nel mwvq1566, sotto mwvgPio V, mwvwNiccolò Franco era stato accusato di essere l'autore delle pasquinate e per questo condannato a morte e giustiziato sulla mwwaforca. Le pasquinate però non tacciono, e ai versi propagandistici si sostituiscono invettive moraleggianti, soprattutto nei confronti di un dilagante mwwqnepotismo e di una certa "prostituzione di lusso".

Verso dopo verso, Pasquino era di fatto asceso ad un rango di specialissimo antagonista della figura papale, simboleggiando il popolo di Roma che punteggiava coi suoi commenti gli eccessi di un sistema col quale conviveva con sorniona sufficienza. Pasquino segnalava che, per la sua particolare storia, Roma sapeva valutare anche figure che assommavano in sé il massimo potere religioso ed il massimo potere di governo, riuscendo a scorgerne le eventuali umane modestie, a rimarcarne velleità e malefatte; come tale, era fisiologicamente un mwwwpunctum dolens dei vescovi di Roma. Celebri divennero anche i dialoghi a distanza con il mwxaMarforio, altra famosa statua parlante di stanza sul mwxqCampidoglio.

La produzione di pasquinate si attenuò notevolmente con la fine del mwxwpotere temporale del Papa, con la mwyabreccia di Porta Pia, che metteva il popolo romano di fronte a nuovi tipi di sovrano, a nuovi tipi di stato. Si è detto che Pasquino sia stato "distratto" dalla contemporanea messa in circolazione dei sonetti del mwyqBelli, che col suo spirito mostravano più di qualche apparentamento e che nel medesimo senso proseguivano la sua opera; in ogni caso la statua, priva del suo antico bersaglio, smise di essere teatro di un evento periodico e da allora fogli appesi se ne videro solo saltuariamente, avendo di mira tipicamente il nuovo governo unitario della città eterna. Per esempio, nel mwyg1938, in occasione dei preparativi per la visita di mwywHitler a Roma, Pasquino riemerse dal lunghissimo silenzio per notare la vuota pomposità degli allestimenti edilizi e scenografici, che avevano messo la città sottosopra per mesi:

«Povera Roma mia de travertino

te sei vestita tutta de cartone
pe' fatte rimira' da 'n imbianchino
venuto da padrone!»

(Vincenzo Cerami, Pensieri così, Milano, Garzanti, 2002, p. 20.)

Fortemente danneggiata dallo mwzgmwzwsmog e dall'incuria, la statua di Pasquino è stata restaurata alla fine del mwaa2009, per essere inaugurata, assieme ad una nuova recinzione con colonnette di travertino, il 10 marzo mwaq2010.cite-ref-4[4]cite-ref-5[5] Attualmente, inoltre, non è più possibile attaccare le "pasquinate" direttamente sulla statua o sul suo basamento, come da tradizione: a tale scopo è stata infatti allestita un'apposita bacheca ai piedi di Pasquino.

Pasquinate

Le cosiddette mweqpasquinate erano dei cartelli e dei manifesti satirici che durante la notte venivano preferibilmente appesi al collo di alcune statue (fra cui Pasquino, da cui il nome) posizionate in luoghi frequentati della città, in modo che al mattino successivo potessero essere visti e letti da chiunque, prima che la polizia dell'epoca li asportasse. Le pasquinate colpirono molti personaggi, la maggior parte dei quali noti per aver preso parte all'esercizio del mwegpotere temporale del mwewpapato. Le pasquinate furono numerosissime ed esposte a distanza di brevi periodi di tempo. mwfaClemente VII mwfqde' Medici, ad esempio, morì dopo una lunga malattia; su Pasquino apparve conseguentemente un ritratto del suo medico, che forse era giudicato non esente da responsabilità circa l'esito delle sue stesse cure, ma tenuto conto delle qualità morali del suo paziente fu indicato come: mwfgecce qui tollit peccata mundi (ecco colui che toglie i peccati del mondo).

Le pasquinate non erano soltanto espressione di un malcontento popolare: in molti casi quegli stessi rappresentanti del potere che erano normalmente, almeno come categoria, oggetto di lazzi e frecciate, le usarono a fini propagandistici contro avversari scomodi, magari sfruttando l'arte poetica ed ironica di letterati che si prestavano al gioco (probabilmente opportunamente ricompensati), come ad esempio mwgaGiambattista Marino, mwgqPietro Aretino ed altri. E l'occasione più ghiotta per spargere maldicenze contro concorrenti scomodi nel tentativo di ottenere il favore, almeno popolare, era l'elezione di un nuovo mwggpontefice, che diventava un vero campo di battaglia di una campagna elettorale che si combatteva a colpi di invettive propagandistiche. Non si trattava, in queste situazioni, della classica opposizione al potere, ma solo di favorire qualcuno per la scalata a quel potere.

È in quest'ottica che taluni leggono la famosa citazione mwhaseicentesca riferita a mwhqPapa Urbano VIII (mwhgBarberini), "mwhwmwiaQuod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini" ("Ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini"). La frase, faceva riferimento al prelievo del mwiqbronzo contenuto nelle travature della trabeazione del mwigPantheon, che Urbano VIII commissionò al mwiwBernini per la costruzione del monumentale mwjabaldacchino conservato al centro della mwjqBasilica di San Pietro in Vaticano. Tuttavia che questa pasquinata sia di origine popolare è fortemente improbabile perché è dimostrato che in realtà il popolo romano e l'opinione degli artisti contemporanei plaudì alla decisione del Papa, che utilizzò delle semplici travi di bronzo della trabeazione dell'ingresso del Pantheon (sostituite con altrettanto valide travi di legno) per far realizzare da Bernini un'opera che è tuttora ammirata e studiata.cite-ref-6[6]

Sempre in tema di artisti e pontefici, il 4 gennaio 2023 la statua del Pasquino è stata sede della performance artistica di Pep Marchegiani che ha esposto il suo "Celestino VI", opera raffigurante il primo Papa africano, apparso in sogno all'artista abruzzese.cite-ref-7[7] Nel mwlwXVII secolo le pasquinate, come genere letterario, incontrarono una certa fortuna anche lontano da Roma, soprattutto a mwmaVenezia, il cui portavoce fu il mwmqmwmgGobbo di Rialto e, in misura minore, a mwmwFirenze, con il celebre mwnamwnqporcellino della mwngLoggia del Mercato Nuovo nonché la mwnwLodoiga di Brescia.

Il nome

L'origine del nome è avvolta nella leggenda, di cui esistono diverse versioni. Secondo alcuni Pasquino sarebbe stato un personaggio del rione noto per i suoi versi satirici: forse un barbiere, un fabbro, un sarto o un calzolaio. Secondo mwogTeofilo Folengo mwowmastro Pasquino sarebbe stato un ristoratore che conduceva il suo esercizio nella piazzetta. Un'ipotesi recente sostiene invece che fosse il nome di un docente di grammatica latina di una vicina scuola, i cui studenti vi avrebbero notato delle rassomiglianze fisiche: sarebbero stati questi a lasciare per goliardia i primi fogli satirici. Vi è anche un'altra versione che vorrebbe collegare il nome della statua a quello del protagonista di una novella del mwpaBoccaccio (mwpqDecameron, IV, 7) morto per avvelenamento da mwpgsalvia, erba nota invece per le sue qualità sanifiche: il nome quindi sarebbe stato ad indicare chi viene danneggiato dalle cose che si spacciano per buone (come poteva essere, in quel contesto, il potere papale). Più articolata e dettagliata è infine la versione che segue, tratta dalla 'Ragioni d'alcune cose' di Lodovico Castelvetro (1505-1571), avendola egli appresa dal ferrarese Antonio Tibaldi (1462-1537), detto mwpwil Tibaldeo, il quale visse a Roma gran parte della sua vita e vi morì:

«... Diceva adunque che fu in Roma, essendo egli giovinetto, un sartore assai valente di suo mestiere chiamato per nome 'maestro Pasquino', il quale teneva bottega in Parione, nella quale egli e i suoi garzoni, che molti n'aveva, facendo vestimenti a buona parte de' corteggiani, parlavano liberamente e sicuramente in biasimo de' fatti del Papa e de' cardinali e degli altri prelati della Chiesa e de' signori della Corte; delle villane parole de' quali, siccome di persone basse e materiali, non era tenuto conto niuno né a loro data pena niuna o malavoglienza portata di ciò dalla gente; anzi, se avveniva che alcun, per nobiltà o per dottrina o per altro riguardevole, raccontasse cosa non ben fatta d'alcun maggiorente, per schivare l'odio di colui che si potesse riputare offeso dalle parole sue e potesse nuocergli, si faceva scudo della persona di maestro Pasquino e de' suoi garzoni nominandoli per autori di simile novella, in tanto che in processo di tempo passò in usanza comune e quasi in proverbio vulgare l'attribuire a maestro Pasquino ciò che accadeva nell'animo, a ciascuna maniera d'uomini, di palesare in infamia de' capi ecclesiastici e secolari della Corte.

Ma poscia, morto lui, avvenne che, lastricandosi o mattonandosi la strada di Parione, una statua antica di marmo in parte tronca e spezzata, figurativa d'un gladiatore, la quale era mezza sotterrata nella via pubblica e col dorso serviva a camminanti per trapasso acciocché non si bruttassero i piedi nelle stagioni fangose, fu dirizzata in piedi per mezzo la bottega che fu di maestro Pasquino, perciocché, giacendo come faceva prima, rendeva il lastricamento o il mattonamento meno uguale e men bello; alla quale, essendosi dal popolo imposto il nome di colui che quivi vicino soleva dimorare e dinominandosi 'maestro Pasquino', gli avveduti corteggiani e cauti poeti di Roma, non si scostando dall'usanza, già invecchiata, di riprendere i difetti de' grandi uomini come divulgati da maestro Pasquino, a quella assegnarono e assegnano i sentimenti della lor mente quando vollero o vogliono significar quello che non si poteva o non si può, facendosene autori, raccontare o scrivere senza evidente pericolo, siccome avviene a chi ha ardimento di muover la lingua o la penna in disonore di coloro che possono e vogliono nuocer per cagioni ancora vie più leggiere... Cotale adunque raccontava il Tibaldeo essere stato il cominciamento di maestro Pasquino e cotale essere stato ed essere e dovere essere il soggetto e la forma de' suoi ragionamenti...»

(Lodovico Castelvetro, Ragioni d'alcune cose segnate nella Canzone di messer Annibal Caro 'Venite a l'ombra de gran Gigli d'oro.' Venezia, 1560.)

Addossata, com'è oggi, la statua di Pasquino alle mura di palazzo Braschi, non è agevole osservarne il dorso e bisognerebbe quindi rimuoverla per controllarne l'usura e capire se è credibile quanto raccontava il succitato mwqgTibaldeo e cioè che a lungo, forse per secoli, quella schiena di marmo fu usata dai passanti romani come mwqwsaxum transitorium, vale a dire come passaggio pedonale.

Nei media

Il personaggio di Pasquino ispirò i film mwrgmwrwNell'anno del Signore del 1969 e mwsamwsqLa notte di Pasquino del 2003, entrambi diretti da mwsgLuigi Magni e interpretati da mwswNino Manfredi.

Note

cite-note-11. mwugmwuwmwvaPiazza di Pasquino, su mwvqromasegreta.it.
cite-note-22. citereftreccani-pasquinomwwqmwwgPasquino, in mwwwTreccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mwxaURL consultato il 12 maggio 2021.
cite-note-33. Andrew Pettegree, mwyaL'invenzione delle notizie.Come il mondo arrivò a conoscersi, pag.141, 2015, trad. Luigi Giacone, Giulio Einaudi, Torino, ISBN 978 88 06 22349 6
cite-note-44. mwzqmwzgmwzwPasquino torna a parlare restaurata la statua | Roma la Repubblica.it, su mw0aroma.repubblica.it. mw0qURL consultato il 12 maggio 2021 mw0g(archiviato dall'mw0wurl originale il 12 maggio 2021).
cite-note-55. mw1wmw2amw2qE la statua di Pasquino torna a parlare Giro: «Non oso immaginare i lazzi» - Corriere Roma, su mw2groma.corriere.it. mw2wURL consultato il 12 maggio 2021.
cite-note-66. mw3wmw4amw4qBarbari e Barberini: una “pasquinata“ ingiusta e apocrifa – Storia In Rete, su mw4gstoriainrete.com. mw4wURL consultato il 15 settembre 2011 mw5a(archiviato dall'mw5qurl originale il 23 aprile 2019).
cite-note-77. mw6qmw6gmw6wArte: A Roma "appare" Celestino VI, il primo Papa africano, su mw7aagenparl.eu.

Bibliografia

• mw8aClaudio Rendina, Pasquino statua parlante, in Roma ieri, oggi, domani, n. 20, febbraio 1990.
• mw8gValerio Marucci, Prefazione, in Valerio Marucci (a cura di), Pasquinate del Cinque e Seicento, Roma, Salerno Editore, 1988, ISBN 9788884020185.
• mw9aAnonimo, Pasquino Secondo, Firenze, Edizioni Polistampa, 1997.

Voci correlate

• mw-aPopolo
• mw-gSatira
• mw-gAbate Luigi
• mwaqaMarforio
• mwaqgLodoiga

Altri progetti

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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Pasquino

Collegamenti esterni

• citereftreccani-itPasquino, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaVittorio Rossi, PASQUINO e PASQUINATE, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
• mwareSito che raccoglie quotidianamente le pasquinate affisse sulla statua, su pasquinate.it.
• mwarmRaccolta di pasquinate per la sede vacante di Clemente X, su books.google.it.